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giovedì 13 febbraio 2014

E’ ora di sfatare un mito! il Latte fa bene o male?

Certo, ci vuole coraggio ad affermare che il latte dell’adorata mucca (cosi amato sin dall’infanzia, ritenuto un alimento essenziale per la crescita nel corso dei nostri primi anni di vita, importante fonte di nutrimento in età adulta e successivamente indispensabile per il mantenimento d’ossa sane nella terza età) sia in realtà un alimento da evitare se si vuole salvaguardare la propria salute.

Ebbene si! Oramai, sono innumerevoli gli studi clinici, epidemiologici, le pubblicazioni scientifiche di ricercatori di tutto il mondo a fare chiarezza su questo argomento e insieme cercheremo di capire se è arrivato il momento di sfatare un mito, oppure no?!

Analizzando la composizione del latte vaccino nei suoi costituenti principali, vediamo che è costituita da una componente principale l’acqua, da una parte proteica per il 3-3.5%, zuccheri per il 4.8-5%, lipidi dal 3,5-4% oltre che da minerali, vitamine, enzimi ed altre sostanze.

Tutti gli alimenti in forma liquida quindi il latte in primis, per minimizzare i rischi per la salute dovuti a microrganismi patogeni, quali batteri, funghi e lieviti devono essere pastorizzati,  conservati in condizioni tali da limitare lo sviluppo di tali microrganismi.

La pastorizzazione è un processo termico, generalmente condotto a temperature variabili fra i 54° C ed i 70° C per tempi fra i 20 ed i 30 minuti. Tale pratica oltre a compromettere parte del contributo nutrizionale di tale alimento, quali vitamine, minerali, distrugge tutte le componenti enzimatiche presenti ed indispensabili per la digestione ed il metabolismo delle caseine, la componente proteica del latte vaccino. Gli enzimi, che vengono distrutti con la pastorizzazione, sono gli elementi preposti a scindere le proteine in amminoacidi, cioè i nutrienti di cui il nostro organismo necessità. Però la mancanza degli enzimi atti a scomporre le suddette proteine fa si che, la nostra mucosa intestinale si lasci attraversare da frammenti di 7 o 8 aminoacidi ancora incatenati assieme. Questi detriti di proteine vengono definiti “peptidi oppiodi” o “caseomorfine” e nell’organismo producono effetti negativi, poiché causano interferenze con i nostri recettori oppioidi presenti in particolare nel cervello, nel tratto digestivo e nel sistema endocrino. Con conseguenze negative sulla memoria, sull’apprendimento, sul sonno, sul comportamento, sulla peristalsi con effetto rallentamento, stipsi, coliche e diarrea.

Alle conseguenze sul sistema nervoso e sul tratto gastrointestinale delle caseomorfine, si aggiungono le problematiche nei confronti del sistema immunitario. Non essendo dei nutrienti, ma composti proteici non completamente metabolizzati, nel momento in cui essi verranno a contatto con il sistema immunitario provocheranno una reazione infiammatoria. Questa continua sollecitazione, che può essere asintomatica sino al raggiungimento di un livello soglia, impegna costantemente il sistema immunitario rendendolo meno efficiente a difendersi da malattie virali, batteriche, e più predisposto a sviluppare vere e proprie allergie, portando allo sviluppo di malattie croniche di tipo infiammatorio.

Il complesso glucidico del latte vaccino è costituito per lo più da lattosio, un disaccaride, cioè uno zucchero composto da due molecole di zuccheri semplici: glucosio e galattosio. Per essere assimilato dal nostro organismo, è necessaria la scissione nei due zuccheri semplici che avviene in presenza dell’enzima lattasi, prodotto dal nostro organismo nell’intestino attivamente solo intorno all’età neonatale. Esso diminuisce drasticamente sin dalla prima infanzia intorno ai 2-3 anni fino a 5-10 anni d’età. Infatti, oltre l’80% della popolazione mondiale in età adulta è, priva di questo enzima.

Purtroppo, l’enzima lattasi alle temperature a cui viene sottoposto il latte nel corso della pastorizzazione viene inattivo. Ne consegue che tutto il lattosio presente nel latte vaccino non può essere assimilato, permane nell’intestino con tutte le conseguenze del caso: fermentazione con successiva produzione di gas ed acidi organici, meteorismo, crampi addominali e diarrea alternata a stitichezza, con forte aumento del ventre.

Nel latte vaccino prevalgono gli acidi grassi saturi, mentre nel latte materno quelli insaturi (ac. retinico e ac. oleico) e polinsaturi essenziali(ac.linoleico, ac.  linolenico e ac. arachidonico). Questi acidi insaturi sono facilmente assorbibili e  importanti per la mielinizzazione del sistema nervoso, per la sintesi delle prostaglandine e per il trofismo cutaneo. Al contrario avviene con il consumo di grassi saturi, presenti nel latte vaccino, è oramai da decenni posto in stretta relazione con cardiopatie coronariche e loro conseguenze.

Per quanto descritto in precedenza per l’enzima lattasi, accade lo stesso anche con l’enzima lipasi. In tal modo, le componenti grasse vengono assorbite con difficoltà. In un intestino in condizioni fisiologiche non buone, con alterata permeabilità, si avrà come conseguenza il passaggio nel circolo sanguigno di macromolecole (detriti) non completamente metabolizzati. Come i detriti delle proteine che hanno conseguenze sui recettori oppiodi, i detriti della digestione dei grassi interferiscono con i recettori insulinici, con conseguente resistenza insulinica. L’insulina, un ormone prodotta dalle cellule beta del pancreas è essenziale per regolare la concentrazione ematica di glucosio. Quando siamo sotto uno stress alimentare protratto nel tempo, il pancreas risponde, in un primo momento, incrementando il rilascio di insulina, al fine di tenere sotto controllo la glicemia. Questo superlavoro può portare, in un secondo momento, l’insulino-resistenza con un esaurimento delle beta-cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina e, quindi all’insorgenza del diabete.

A questo punto immagino la preoccupazione delle mamme che si chiederanno: Ma se non posso dare a mio figlio il latte di mucca, dove prenderà il calcio? Come farà a crescere forte e sano? E le donne in menopausa: Come faranno a curare l’osteoporosi?

Il calcio per essere assorbito, o meglio per essere fissato nelle ossa, necessita essenzialmente di alcuni elementi, in particolare il fosforo, il magnesio e la vitamina D. A sua volta il fosforo per essere disponibile necessita di un enzima: la fosfatasi. Quindi il sistema di veicolazione cellulare del calcio necessità della presenza di questo enzima, di cui il latte vaccino è ricco. Purtroppo, anche in questo caso siamo di fronte alla solita problematica della pastorizzazione, l’enzima fosfatasi viene distrutto rendendo il calcio presente non biodisponibile.

Secondo Jean Seignalet, autore di più di 250 pubblicazioni scientifiche, dichiara che il pericolo del calcio del latte vaccino sta semplicemente nel fatto che non è assorbibile nella digestione e addirittura l’assunzione di latte e derivati contribuisce alla decalcificazione. E’ noto che una delle maggiori problematiche degli astronauti sia proprio la grave perdita di calcio dalle ossa, chiamata “demineralizzazione da navicella”. Si potrebbe pensare che, per questi motivi, il loro menù debba prevedere un abbondante consumo di latticini, invece è esattamente il contrario. La dieta per gli astronauti comprende cereali, frutta fresca, verdura, riso ed assolutamente nessun latte animale ne derivati. Il programma alimentare scelto per contrastare la demineralizzazione, è il mondo vegetale, quali broccoli, cavolini di Bruxelles, cavolo, fagioli, piselli, cereali integrali, fichi secchi, alghe, noci, semi di girasole, lino, sesamo ecc. Del resto l’esempio più significativo è la mucca stessa, il suo latte è ricco di calcio, ma la sua dieta è esclusivamente erbivora.

Nel 1987 Davanzo dichiara che il latte di mucca può essere causa del reflusso gastroesofageo del bambino.

Nel 1989 Kaplan a conclusione di uno studio clinico sui bambini riporta: A seguito di un’alimentazione senza latte vaccino e derivati, numerosi parametri tendevano a migliorare in bambini con problemi comportamentali durante il periodo di sospensione, in particolare l’alitosi, i risvegli notturni, il sonno migliorava e nel complesso c’era un deciso miglioramento del comportamento.

Nel 1995 Ed. Forman scrive “Sintomi pre-mestruali come flatulenza, mal di testa , irritabilità, confusione e crampi spesso migliorano notevomente quando si sospende il consumo di prodotti caseari.

Nel 1997 Uhling, in uno studio su bambini con deficit dell’attenzione ed iperattività dimostra la correlazione fra attività elettrica cerebrale e l’assunzione di cibi produttori di caseomorfine e gluteomorfine (cioè caseine e glutine), la cui sospensione dall’alimentazione, faceva scomparire anche sintomi mentali e comportamentali.

Nel 2005 Lawlor, in seguito ad uno studio epidemiologico su 4024 donne inglesi di età compresa fra 60 e 79 anni,  conclude che il rischio di resistenza insulinica è tre volte superiore nelle donne consumatrici di latte vaccino rispetto a coloro che non ne assumono.

Alcuni autori degli studi clinici, epidemiologici e delle pubblicazioni per l’approfondimento da parte dei più interessati sono: Il testo monumentale del famoso scienziato americano T. Colin Campbell assieme al figlio Thomas M. Cambell II “The China Study”;

A conclusione di questo argomento, tutto ciò riportato riguardo al latte vaccino, quindi i suoi deleteri effetti sulla salute, comprende anche i suoi derivati, burro, panna, yogurt e formaggi di tutti i tipi.

Fonte:
http://www.farmacistionline.net/e-ora-di-sfatare-un-mito-il-latte-fa-bene-o-male/

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