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"Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono." Carl Gustav Jung

mercoledì 27 febbraio 2013

Medicina quantistica: come funziona e come guarisce


Nell’Universo tutto vibra e tutto è in continuo movimento: queste vibrazioni creano delle frequenze (vibrazionali) che sono diverse per ogni struttura che esiste nell’Universo.

Ogni Struttura materiale (quindi anche il corpo umano) può essere considerata come un sistema complesso di vibrazioni. Questo sistema nasce dall’interferenza tra le molte ma ordinate frequenze singole degli atomi e delle molecole che la compongono. Inoltre ogni sistema è assolutamente specifico per quel tipo di struttura e composizione. Ad esempio il campo vibrazionale di un cuore è specifico di quell’organo ed è diverso da quello di un pancreas o di un rene.

Questi campi vibrazionali, grazie alle scoperte di molti ricercatori, e alle scoperte della fisica quantistica, si possono tradurre in codici matematici che sono specifici per ogni organo e apparato del corpo umano. La fisica quantistica ha rivoluzionato il concetto stesso di materia. Sappiamo infatti, dai recenti studi quantistici, che quest’ultima si divide in “massa, energia e informazione”. Può essere anche definita come “ energia strutturata, organizzata”. Essa è in continua trasformazione nel tempo, con un proprio specifico grado di “ ordine” e “ coerenza” determinati dalle “ informazioni” attraverso i campi informazionali o “ morfogenetici”.

lunedì 25 febbraio 2013

Dal libro "La mafia della sanità"

Dal 1257 al 1816 l'Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti.  Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura.  Se “confessavano" erano dichiarate colpevoli di stregoneria, se invece "non confessavano" erano considerate eretiche, e poi arse sul rogo.  Non sfuggiva nessuno.  Alcune erano sottoposte alla prova della pietra al collo, la presunta colpevole veniva cioè gettata in acqua legata a una pietra.  Se annegava era innocente, se invece restava a galla era una strega ... in ogni caso moriva!  In tre secoli alcuni storici hanno stimato che furono sterminati nove milioni di streghe, all'80% donne e bambine.  Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati fin dal momento dell’accusa, prima del giudizio, poiché nessuno era mai assolto.  La famiglia intera veniva spossessata di ogni bene; si dissotterravano persino i morti per bruciarne le ossa.  Il manuale dell'Inquisizione, il Malleus Maleficarum (il maglio delle streghe) stabiliva che la strega accusata doveva essere "spesso e frequentemente esposta alle torture".  Questo regime di terrore durò cinque secoli, sotto la benedizione del papa.  Le cacce alle streghe erano campagne ben organizzate, intraprese, finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato.

A cosa serviva il terrore?  A dominare e sfruttare le popolazioni, sottomettere i ribelli, imporre una religione non voluta dal popolo e arricchire i dignitari (le autorità religiose) e i loro complici (gli inquisitori).  Questi ultimi godevano di privilegi particolari ed erano al di sopra della legge.

venerdì 22 febbraio 2013

Tutti i Vaccini analizzati risultano contaminati da Particelle Inorganiche e Metalli Pesanti


21 vaccini esaminati, 21 vaccini contaminati da polveri inorganiche. In altri paesi del mondo, questa notizia, avrebbe fatto saltare teste e poltrone di dirigenti sanitari, tecnici e politici, probabilmente sarebbe intervenuta anche la magistratura, ma in Italia no, questo non avviene. In questo paese una notizia del genere non viene diffusa e se si diffondesse verrebbe immediatamente ridimensionata attraverso la macchina del fango.

Il dottor Montanari e la dottoressa Gatti, quando a fine ottobre vennero ritirati dal mercato i vaccini della Novartis, riuscirono ad acquistare in extremis il vaccino antinfluenzale Agrippal S1, per analizzarlo. La dottoressa Gatti fece sette ore di viaggio per raggiungere il microscopio elettronico confinato a Pesaro, vedi articolo). Il risultato? Sempre lo stesso: vaccino contaminato da micro e nanoparticelle inorganiche (Acciaio, Bario, Titanio, Silicio, blocchetti di Calcio), tutte particelle solide, piccole e meno piccole, ma tutto come già riscontrato negli altri 20 vaccini che avevano controllato in precedenza.

NapoliTime ha contattato l’ufficio stampa della Novartis per ottenere una dichiarazione in merito. Abbiamo lasciato i recapiti, ma invano. Il Dottor Montanari della Nanodiagnostics di Modena invece ci ha risposto, ecco le sue parole:

Dottor Montanari, i vaccini. Le case farmaceutiche ci sono cascate di nuovo?

“Io stesso non riesco a spiegarmelo: 21 bersagli centrati su 21 cominciano ad essere un bel punteggio. Mi chiedo anch’io come sia possibile che su 21 vaccini analizzati nel nostro laboratorio – in ogni caso, va detto, sempre su una sola confezione e non su lotti interi – ogni volta si sia rilevato un inquinamento da polveri inorganiche. Escludo subito, magari come atto di fede, che le case farmaceutiche introducano quella roba di proposito i loro prodotti. Non sono un tifoso delle dietrologie, e poi non ne vedrei lo scopo. Il fatto è che queste particelle ci sono e una spiegazione va trovata. Nascondere la testa sotto la sabbia come fanno troppi medici, soprattutto pediatri, o come fa con ingenua arroganza l’Istituto superiore di sanità affermando che le nostre sono indagini “estemporanee e non riproducibili” non solo non fa onore all’Istituto ma è senz’altro motivo di preoccupazione per la gente che si ritrova abbandonata da chi, invece, dovrebbe operare per la salvaguardia della salute.

mercoledì 20 febbraio 2013

“Le cellule possono tornare indietro nel tempo” conquista il Nobel per la medicina 2012


Il Nobel per la Medicina 2012 premia la scoperta sulla riprogrammazione cellulare dell’inglese John B. Gurdon e il giapponese Shinya Yamanaka. I due scienziati hanno dimostrato come le cellule mature e specializzate possono essere riprogrammate per trasformarsi e regredire allo stato di cellule indifferenziate capaci di “ritrasformarsi” in qualsiasi altra cellula dell’organismo.
Tornare indietro nel tempo: si può. Almeno per le cellule. Questo è il senso della scoperta di John Gurdon e Shinya Yamanaka, che gli è valsa il premio Nobel per la Medicina 2012. I due scienziati hanno scoperto che le cellule mature e con funzioni ben definite possono essere riprogrammate e fatte regredire a cellule immature, capaci di differenziarsi in qualsiasi altra cellula dell’organismo. «I loro studi – come si legge sul comunicato stampa del Karolinska Institutet, prestigioso centro di ricerca svedese che ogni anno dal 1901 assegna il premio Nobel per la Fisiologia o Medicina – hanno rivoluzionato la nostra conoscenza sullo sviluppo delle cellule e dell’organismo».
Il professore e ricercatore britannico e il collega giapponese sono stati premiati per aver scoperto che le cellule adulte e specializzate possono essere riprogrammate per diventare immature e pluripotenti, capaci cioè di trasformarsi per sviluppare qualunque tessuto del corpo umano. Una scoperta, questa, che ha completamente rivoluzionato le teorie preesistenti sulla specializzazione cellulare. Ora sappiamo che le cellule adulte non devono necessariamente essere confinate per sempre alla specializzazione raggiunta, ma possono essere riprogrammate, con enormi benefici per lo studio e lo sviluppo di nuovi metodi diagnostici e terapeutici di moltissime patologie.

lunedì 18 febbraio 2013

Malattie cardiache: -32% per chi mangia vegetariano


Un nuovo studio promuove la dieta vegetariana per la salute del cuore. Chi porta in tavola più frutta e verdura vede scendere del 32 per cento il rischio morire a seguito di una malattia cardiovascolare o essere ricoverati in ospedale
Un largo studio, che ha visto il coinvolgimento di 44.500 persone ha mostrato che i vegetariani hanno il 32% in meno probabilità di morire, o essere ricoverati in ospedale, a seguito di un attacco di cuore o malattia cardiovascolare.
I principali motivi di questo vantaggio si ritiene siano da rintracciare in differenze nei livelli di colesterolo, pressione arteriosa e peso corporeo, si legge sull’American Journal of Clinical Nutrition, la rivista scientifica su cui è stato pubblicato lo studio.

Se si tiene conto che, in media, in Italia muoiono oltre 240mila persone ogni anno a causa delle malattie cardiovascolari, ecco che la dieta assume un ruolo di primo piano come non mai.
Consumare alimenti vegetali, come si scopre sempre più – anche in questi giorni – può fare la differenza in molti ambiti della salute, e non solo nella prevenzione delle malattie.
I ricercatori dell’Università di Oxford, hanno infine confermato tutto ciò, analizzando e confrontando i dati relativi a 15.100 vegetariani e 29.400 onnivori (ossia che mangiavano anche carne e pesce). I partecipanti allo studio sono poi stati seguiti per 11 anni, dall’inizio dello studio.

venerdì 15 febbraio 2013

La mente impara anche nel sonno


Il sonno non consente soltanto di consolidare i ricordi di eventi vissuti durante la veglia, sma anche di formare nuove associazioni tra sensazioni acquisite con  organi di senso diversi: è questa la conclusione di uno studio pubblicato sulla rivista “Nature Neuroscience” a firma di Anat Arzi del dipartimento di Neurobiologia del Weizmann Institute of Science di Rehovot, in Israele, e colleghi di altri istituti israeliani.

Benché il sonno sia caratterizzato da una perdita di coscienza accompagnata da una diminuita capacità di reagire agli stimoli esterni, molte osservazioni sperimentali portano a ipotizzare che anche mentre dormiamo la mente sia in grado di elaborare informazioni sensoriali.

Durante il sonno, oltre a consolidare la memoria di informazioni acquisite durante la veglia, la mente riesce anche a formare nuove associazioni tra informazioni percettive diverse (© Image Source/Corbis)
In quest'ultimo studio è stata valutata la capacità di 28 soggetti di associare tra loro, durante il sonno, odori e suoni percepiti per la prima volta e proposti contemporaneamente: in particolare odori piacevoli (per esempio odore di shampoo) o spiacevoli (odore di pesce andato a male) e particolari toni. Nessuno di questi stimoli  era sufficientemente intenso o sgradevole da svegliare i volontari. Lo stato di sonno era documentato e seguito tramite una polisonnografia eseguita da un tecnico esperto.

mercoledì 13 febbraio 2013

La longevità umana dal punto di vista dell'evoluzione


La speranza di vita è costantemente aumentata nell’ultimo secolo nella maggior parte dei paesi sviluppati, superando in molti casi gli 80 anni. Si tratta di un sicuro progresso, giustamente sottolineato nei rapporti sulla salute pubblica e sulle condizioni socioeconomiche dei diversi paesi. Uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” cerca ora di inquadrare il fenomeno in una più ampia prospettiva evolutiva.

Molti studi recenti hanno documentato la notevole capacità degli esseri umani nel prolungare la lunghezza della vita: si è dimostrato in particolare che nei paesi più longevi, la speranza di vita alla nascita ha conosciuto un miglioramento incredibilmente lineare a partire dal 1840 per arrivare ai giorni nostri, con un tasso di circa 3 mesi all’anno. Analogamente, si è dimostrato che il miglioramento nella longevità è stato ottenuto con una rapida e costante diminuzione della mortalità a ogni età.

Questi dati hanno generato negli anni un ampio dibattito non solo sulle possibili cause, ma anche sulle conseguenze sociali, economiche e sanitarie. Ma secondo Oskar Burgera, Annette Baudischa e James W. Vaupela, rispettivamente del Max-Planck-Institut per la ricerca demografica, in Germania, dell’Istituto di Sanità pubblica dell’Università della Danimarca del Sud, e della Duke University, a Durham, è mancata quasi totalmente una riflessione approfondita sulle modalità con cui l'aumento della longevità umana, e di conseguenza la plasticità biologica che ne è alla base, possa essere compresa nelle teorie evoluzionistiche dell’invecchiamento.

lunedì 11 febbraio 2013

L'efficacia del placebo dipende dalla personalità


L'efficacia antidolorifica di un placebo, ossia una sostanza farmacologicamente inattiva, sarebbe legata a specifici tratti della personalità, secondo uno studio pilota condotto presso l'Università del Michigan, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista “Neuropsychopharmacology”.

In particolare, schiettezza, altruismo e soprattutto resilienza – la capacità di resistere e adattarsi a difficoltà e stress acuti – sarebbero predittivi della capacità del palcebo di avere un buon effetto antidolorifico, mentre la tendenza all'irascibilità e alla diffidenza lo bloccherebbero.

Già in passato alcune ricerche avevano attirato l'attenzione su una possibile connessione fra la personalità individuale e l'effetto placebo, ma è la prima volta che si individua una chiara correlazione fra i due fattori.

In questo studio i ricercatori hanno sottoposto una cinquantina di volontari sani di età tra 19 e 38, sia maschi che femmine a una serie di test standard per la valutazione dei tratti della personalità. Successivamente, durante la sessione sperimentale, hanno monitorato la loro attività cerebrale attraverso scansioni di tomografia a emissione di positoni (PET), oltre ad altri parametri fisiologici.

venerdì 8 febbraio 2013

Dalla medicina cinese un potenziale farmaco per le malattie autoimmuni


Per circa duemila anni, gli erboristi cinesi hanno curato la malaria utilizzando l'estratto della radice di una pianta del genere Hydrangea, quello delle comuni ortensie, nota con il nome di Chang Shan, che cresce in Tibet e in Nepal. Studi recenti hanno mostrato che l'alofuginone, un composto derivato da questo estratto, potrebbe essere utilizzato per trattare le patologie autoimmuni.

Ora i ricercatori della Harvard School of Dental Medicine hanno scoperto i segreti molecolari alla base dell'efficacia di questo estratto fitoterapico. Grazie ai loro studi, i ricercatori hanno mostrato che l'alofuginone (HF) innesca un cammino biochimico in grado di bloccare lo sviluppo di una potente classe di cellule immunitarie denominate Th17.

“L'HF inibisce in modo selettivo la risposta immunitaria senza deprimere il sistema immunitario nel suo complesso”, ha spiegato Malcolm Whitman, professore di biologia dello sviluppo della Harvard School of Dental Medicine e autore senior di questo nuovo studio. “Questo composto potrebbe ispirare nuovi approcci terapeutici a un'ampia gamma di disturbi autoimmuni”.

“Questa ricerca dimostra come lo studio dei meccanismi biomolecolari che stanno alla base dell'azione dei principi attivi a lungo utilizzati nella medicina tradizionale cinese possa portare a chiarire la regolazione fisiologica e a nuovi approcci al trattamento delle patologie”, ha aggiunto, Tracy Keller, primo autore dell'articolo apparso su “Nature Chemical Biology”.

mercoledì 6 febbraio 2013

Dalla medicina tradizionale i farmaci del futuro?

La medicina tradizionale può essere una guida utile per scoprire nuovi farmaci? Sì, secondo uno studio, pubblicato ora sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, a firma di un gruppo di ricercatori britannici guidati da Julie A. Hawkins, dell’Università di Readings, che hanno condotto un ampio confronto filogenetico su più di 20.000 specie di flora raccolte in tre aree particolarmente ricche di biodiversità in Nepal, Nuova Zelanda e Sudafrica.

È noto che molte specialità farmaceutiche di cui è stata accertata scientificamente l'efficacia contengono principi attivi già utilizzati nella medicina tradizionale di molte regioni del mondo. Inoltre, secondo una stima dell’Organizzazione mondiale della sanità, il 25 per cento dei farmaci attualmente utilizzati deriva da specie vegetali.

Preparati vegetali della medicina tradizionale cinese: la ricerca delle specie più usate nel mondo può essere una guida per la ricerca farmacologica moderna (© Strauss/Curtis/Corbis)
La scoperta di nuove molecole e i progressi nei metodi di produzione di medicinali derivati dalle piante ha ravvivato l’interesse per la ricerca di prodotti naturali e spesso le prescrizioni della farmacopea tradizionale hanno offerto indicazioni utili. Il compito di validare scientificamente l’attività biologica dei principi attivi naturali è però molto complesso e finora è stato condotto in modo poco sistematico e soltanto su una piccola parte delle specie vegetali tradizionalmente utilizzate a scopo medico, che si ritiene siano tra le 10.000 e le 53.000.

lunedì 4 febbraio 2013

I dieci sensi del cervello per sapere dove siamo


Come fa il cervello a percepire la propria posizione? Probabilmente usando diversi moduli, che condividono una parte comune – un sistema di posizionamento che traccia i movimenti – ma si distinguono per altre caratteristiche peculiari. È quanto hanno dimostrato i ricercatori del Kavli Institute for Systems Neuroscience della Norwegian University of Science and Technology guidati da Hanne Stensola, che firmano un articolo di resoconto sulla rivista "Nature".

“I nostri sensi della posizione sono almeno quattro ma potrebbero arrivare fino a dieci”, spiega Edward Moser, direttore del Kavli Institute. “Ciascuno di essi ha una propria scala per rappresentare l'ambiente circostante, dalla più fine alla più grossolana. I moduli reagiscono in modo differente ai cambiamenti dell'ambiente, e operano indipendentemente sotto diversi aspetti”.

Questa sorprendente conclusione è stata raggiunta grazie a una ricerca sui topi, in cui sono state condotte estese misurazioni in una regione del cervello delle dimensioni di un seme d'uva, concentrandosi in particolare sulle cellule a griglia, un tipo di cellule specializzate che devono il loro nome alla capacità di formare nel cervello griglie esagonali corrispondenti a una mappa mentale dell'ambiente circostante.

venerdì 1 febbraio 2013

La molecola che fa sentire le carezze


Anche se portano il nome poco evocativo di neuroni di terza classe, in realtà fanno parte di un sistema sensoriale fondamentale per la vita, e non solo degli esseri umani: una particolare proteina all'interno di queste cellule cerebrali, infatti, consente di percepire le carezze e in generale un tocco lieve sulla pelle.

Denominate NOMPC, queste proteine sono state individuate da ricercatori dell'Università della California a San Francisco (UCSF) guidati da Yuh Nung Jan studiando un modello molto comune in biologia: il moscerino della frutta (Drosophila melanogaster) e più precisamente le sue larve.

In termini generali, il problema era stato già inquadrato in molti suoi aspetti: il senso del tatto ha come substrato le fibre nervose periferiche che si dipartono dal midollo spinale e che hanno terminazioni in tutto il corpo. Speciali molecole presenti in queste terminazioni rispondono agli stimoli meccanici trasmessi dalla pelle alla membrana dei neuroni, aprendo, una volta superato un valore di soglia, i canali ionici che consentono la propagazione del segnale nervoso.