Benvenuti nel blog di Shiatsu Life, uno spazio dedicato allo Shiatsu e all’informazione sul benEssere.
Qui potete trovare una raccolta di studi, ricerche, articoli e altro che riguardano l'Essere Umano nella sua totalità.
Le voci "Su di me", "Trattamenti" e "Contatti" vi porteranno direttamente al sito ufficiale di Shiatsu Life

"Non mi sono accadute che cose inaspettate. Molto avrebbe potuto essere diverso se io fossi stato diverso. Ma tutto è stato come doveva essere; perché tutto è avvenuto in quanto io sono come sono." Carl Gustav Jung

martedì 31 luglio 2012

La genetica non può prevenire i tumori


È il parere di Bert Vogelstein, pioniere degli studi sul genoma del cancro: sequenziare il DNA delle cellule tumorali non permette di prevenire lo sviluppo di neoplasie.

È considerato uno degli ambiti di ricerca più promettenti della medicina, coinvolgendo decine di migliaia di medici e scienziati in tutto il mondo, tra istituti pubblici e privati, soprattutto in America. È la genetica del cancro, che da settore di studio teorico sta cercando negli ultimi anni di sfornare soluzioni pratiche soprattutto per la prevenzione dei tumori. Sappiamo da tempo che i tumori hanno un’origine genetica. E da quando il genoma umano è stato decifrato, milioni di persone in tutto il mondo hanno iniziato a sperare nella scoperta di una prossima cura. Ma ora Bert Vogelstein, uno dei pionieri della ricerca genetica sul cancro, ha rilasciato affermazioni che hanno l’effetto di una doccia fredda: “Sarebbe bello se fossimo in grado di determinare chi avrà o meno il cancro attraverso il sequenziamento del loro DNA, ma la realtà è che non ci riusciremo”.


giovedì 26 luglio 2012

Medicina: malati alla ricerca di diagnosi orientali


La medicina orientale attira sempre di più malati e pazienti di ogni genere che spesso “orfani” di una soluzione per i loro problemi nella medicina moderna, cercano negli antichi saperi tradizionali dei popoli orientali un mezzo per guarire dalla propria condizione. Una cosa è certa: la diagnosi orientale ed occidentale si basano su due approcci totalmente diversi.

Ciò che colpisce è come in alcuni casi pratiche come l’agopuntura, rispetto a determinate patologie spesso legate al dolore, possa rivelarsi risolutiva. Ovviamente non si può fare di “tutta l’erba un fascio”, equiparando le diverse pratiche e le diverse malattie, ma non si può negare che sempre molte più persone si stanno rivolgendo, ad esempio, alla medicina tradizionale cinese quando la medicina ufficiale fallisce.
C’è un fattore della medicina tradizionale orientale che attira molto quella moderna: l’approccio al paziente. Il medico orientale non si basa solo su lastre ed esami clinici, ma mette il paziente nella sua interezza, la sua energia al centro della sua analisi. Concentrandosi sull’osservazione dello stesso. Partendo dal colore dell’incarnato, della lingua, delle unghie, passando per la valutazione del polso, delle urine e dell’odore del paziente.


mercoledì 25 luglio 2012

L’industria della salute controlla la scienza e la società


La produzione su scala industriale di farmaci è un fenomeno relativamente recente. Con l’imporsi della teoria dell’origine microbica delle malattie, con Louis Pasteur e Robert Kock, nella seconda metà dell’Ottocento, e la comparsa dei primi farmaci relativamente efficaci [come la mitica Aspirina per febbre e dolori, messa in produzione dalla Bayer nel 1899, e il Salvarsan contro la sifilide, inventato dall'immunologo tedesco Paul Ehrlich ai primi del Novecento], decolla anche l’industria del farmaco.

E’ la fase eroica della medicina moderna. Finalmente, non solo si potevano descrivere le malattie, ma anche trovarne una causa in un agente patogeno e utilizzare una “pallottola magica” che lo sopprimeva. Il cerchio era chiuso. Il paradigma forte e compatto.

Certo, non per tutte le malattie si poteva risalire a una causa e poche ancora si potevano curare con le pallottole magiche. Ma era solo una questione di tempo, di accumulo di conoscenze scientifiche. In questo quadro, i produttori di pallottole magiche svolgevano un ruolo centrale.

Ma è solo con la messa in produzione della penicillina, scoperta da Alexander Fleming nel 1929, iniziata a essere prodotta su larga scala dal 1941, che l’industria decolla. Nei due decenni successivi, battezzati dagli storici l’età dei farmaci, c’è una vera e propria esplosione nella scoperta e nella produzione di farmaci, tra cui certamente rilevante è il cortisone, nel 1949.

Negli ultimi decenni, la salute diventa uno dei più floridi e profittevoli settori economici nei Paesi ricchi.

Il motore dell’industria della salute è ovviamente quella del farmaco. Solo in Europa, queste attività danno lavoro a più di mezzo milione di persone. Per stare a casa nostra, solo nell’area milanese operano più di tremila aziende, con oltre cinquantamila addetti e un giro d’affari che supera i diceci miliardi di euro.

martedì 24 luglio 2012

Il perché delle emozioni che proviamo


Per quale motivo sentiamo ciò che sentiamo? In che modo i pensieri influiscono sulla nostra salute? Il corpo e la mente sono separati fra loro oppure funzionano in sintonia?
Accertando l’esistenza delle basi biomolecolari delle nostre emozioni e illustrando queste nuove scoperte in stile chiaro e accessibile, Candace Pert ci consente di comprendere noi stessi, le nostre sensazioni e i complessi rapporti tra corpo e mente

Neuropeptidi: le emozioni e il “bodymind”

Queste molecole messaggere e il sistema di comunicazione delle cellule-recettori costituisce la base psicobiologica della cura della sintesi mente-corpo, dell’ipnosi terapeutica e della medicina olistica in generale. (Ernest Rossi, The Pshycobiology of Mind-Body Healing) 

I neuropeptidi sono sostanze chimiche prodotte e rilasciate da cellule cerebrali o di altro tipo. Uno studio recente ipotizza che i neuropeptidi possano fornire la chiave per una comprensione della chimica delle emozioni del corpo. 
Essi mostrano di funzionare come una forma – recentemente scoperta – di comunicazione interna del corpo. 
E’ questa la conclusione cui è giunta la biochimica dott.ssa Candace Pert, che nell’articolo che segue descrive la ricerca che l’ha condotta a tale percezione ed esplora le implicazioni a vasto raggio insite nel nuovo collegamento informativo [informational link].
Pert è stata fra i primi ricercatori a dimostrare che le droghe oppiacee, quali la morfina e l’eroina, si legano alle cellule – o alle “zone di recettori” – del cervello. Questo risultato - insieme alla scoperta che il corpo produce proprie sostanze chimiche simili agli oppiacei, che si legano alle stesse regioni recettrici - ha inaugurato un approccio completamente nuovo all’indagine sul ruolo della chimica cerebrale e delle emozioni umane.  

lunedì 23 luglio 2012

Tutte le piante che puliscono l’aria


La natura ci viene in soccorso anche nelle nostre abitazioni grazie a 10 splendide piante che assorbono le sostanze nocive delle quattro mura.
Per mantenere salubre la vostra abitazione e contro l’inquinamento domestoio occorre cura e attenzione.
Pulviscoli, batteri e funghi sono estremamente volatili e la loro quantità aumenta se l'aria della vostra casa è viziata e stantia. Basta aprire le finestre 10 minuti al giorno per rendere le quattro mura domestiche un luogo salubre e pulito: cambiando spesso aria si evitano muffe agli angoli delle pareti, e gas e micropolveri escono per far entrare aria pulita e fresca. Anche i vapori del bagno, della cucina, lavanderia, del fumo delle sigarette o incensi devono essere espulsi, affinché il vostro corpo ritrovi vitalità e benessere.
Il momento migliore per cambiare aria è quello dopo il temporale, quando l'aria si arricchisce di ioni negativi (che influenzano il buon umore) e si purifica.
Oltre al cambio d'aria, per tenere salubri le vostre abitazioni ci sono le care piante che accorrono sempre in nostro aiuto. 
Avere delle piante in appartamento non è solo bello, ma anche salubre: quelli che tra voi credono di avere il pollice nero, provino a prendersi cura di una pianta riflettendo sul fatto che non è solo ornamentale, ma che vi è utile e che giova alla vostra salute!

venerdì 20 luglio 2012

Medicina Tradizionale Cinese. Principi e strumenti terapeutici


La medicina tradizionale cinese (MTC) è caratterizzata da una visione olistica dell’essere umano e, di conseguenza, della patologia. Ciascun sintomo cioè è visto come uno squilibrio dell’ organismo nella sua totalità, fatta di componenti fisiche e psichiche, ma anche ambientali. Tre i principi base della MTC: la centralità dell’essere umano, la necessità della prevenzione come principale mezzo per contrastare la malattia, l’ambiente sociale e naturale visti come strettamente interdipendenti con se stessi e con l’uomo. Cinque sono i principali strumenti di diagnosi e cura: diagnostica energetica, farmacologia cinese, agopuntura, massaggio, ginnastica medica.
La diagnostica energetica consiste nella individuazione di squilibri energetici mediante la palpazione o l’ispezione di punti precisi del corpo: cute, lingua, piedi, polsi occhi. Perchè l’essere umano mantenga il proprio stato di salute infatti è necessario che l’energia di cui è portatore fluisca armoniosamente. Per ottenere ciò è necessario rimanere in armonia con se stessi e con l’ambiente. Una volta individuati gli eventuali squilibri energetici sono quattro i principali strumenti terapeutici di cui si può avvalere il medico: la farmacologia cinese si fonda sull’assunzione di prodotti di origine naturale, soprattutto vegetali, ma anche minerali e animali. Per ottenere preparati farmacologici vengono comunemente impiegate alcune parti della pianta: radici, steli, foglie, semi, germogli, fiori e anche spine, mentre dagli animali vengono utilizzati corna, collagene, pelle di muta, ossa. Comune anche l’uso di cristalli o minerali grezzi. Attraverso la lavorazione di questi elementi si ottengono preparati medicamentosi completamente naturali come decotti e polveri.

giovedì 19 luglio 2012

Antidepressivi: una dipendenza per medici e pazienti


Effetto placebo: le persone si sentono meglio con gli antidepressivi soprattutto perché i loro problemi sono medicalizzati e loro sono esentati dalla responsabilità di sistemare le proprie vite.
Lo scopo principale della prescrizione di antidepressivi è quella di consentire ai medici di evitare di essere incolpati dei suicidi dei pazienti. Tuttavia, l'efficacia degli antidepressivi nel trattamento della depressione è solo leggermente maggiore del placebo (compresse che non hanno alcun principio attivo, le cosiddette pillole di zucchero).
Se i medici, invece di seguire la moda prescrivono terapia cognitivo comportamentale, rischiano di finire sotto inchiesta, in tribunale o presso l’Ordine dei Medici, nel caso di suicidio dei pazienti. Se seguono le prassi convenzionali, non possono essere incolpati. Si dirà che hanno fatto il massimo in loro potere. E se i cosiddetti 'antidepressivi' effettivamente aumentano il rischio di suicidio, nessuno ne verrà mai a conoscenza. I pazienti muoiono, ma i medici che fanno le prescrizioni possono dormire sonni tranquilli.
Nella mia attività di riabilitazione ho trattato oltre cinquemila ricoverati che avevano cercato di “trattare” il proprio senso di disperato vuoto interiore con alcool, droghe ricreative, cibo, gioco d'azzardo o ogni sorta di cose.

mercoledì 18 luglio 2012

Il nuovo antiallergico? Mangiare “Crudo, Vivo e Colorato”


Perché entrando nella maggior parte degli studi medici con un bambino allergico si sente parlare di farmaci e si parla poco di come si mangia? Quanto potrebbe calare la spesa sanitaria se i medici fossero meno farmaco-dipendenti? Quale è il motivo scientifico della azione protettiva della frutta e della vedura?
Sono domande intriganti la cui risposta potrebbe aiutare molte persone a guarire e moltissime persone a prevenire lo sviluppo della dilagante epidemia di allergia a livello mondiale.
La nostra considerazione origina dalla pubblicazione pochi giorni fa di un ulteriore articolo sul rapporto tra dieta sana (frutta, verdura, pesce) e il controllo dell'asma in una zona Spagnola (Chatzi L et al, Pediatr Allergy Immunol 2007 Sep;18(6):480-5). È emerso che l'uso di zucchine, melanzane, pomodori, piselli e cetrioli hanno un elevatissimo potere di prevenzione sia dell'asma che della allergia generale se mangiati durante l'infanzia. Anche il pesce ha lo stesso effetto protettivo sulla allergia in generale.
Troviamo dunque una possibile arma per opporsi al dilagare dell'allergia con strumenti poco costosi e di sicuro impatto, ma che obbligano, a differenza dei farmaci, a cambiare le abitudini.
Noi di Eurosalus segnaliamo da tempo la relazionecibo/asma o cibo/allergia. Uno dei motivi alla base di questa azione è la presenza di panallergeni all'interno di frutta e verdura: sostanze che facilitano lo svezzamento dalle allergie e migliorano il controllo della reazione allergica. Un altro motivo è legato alla presenza di minerali, in particolare Manganese, Zinco e Rame, all'interno di frutta e verdura, e alla loro azione di stimolo sul sistema immunitario.
È però necessario agire in questa direzione. Sappiamo che un generico “mangia più frutta” serve a ben poco, soprattutto quando la mamma o il papà non mangiano vegetali magari da anni. È indispensabile motivare il bambino con l'assunzione anche di piccole quantità, da usare però prima di iniziare a mangiare qualunque altro tipo di cibo, in modo da stimolare il sistema immunitario intestinale (GALT) nel modo corretto.
E la costanza in questa abitudine, non tarderà a dare i suoi frutti.


Fonte: http://www.eurosalus.com/intolleranze-allergie/il-nuovo-antiallergico-mangiare-crudo-vivo-e-co

martedì 17 luglio 2012

Una spiegazione neurobiologica degli effetti del tatto sul sistema immunitario


Esistono prove sostanziali che indicano come il tatto sia coinvolto nel funzionamento del sistema immunitario. Il sistema immunitario è complesso, costituito da molteplici elementi. La regolazione del sistema immunitario è egualmente complessa. E' dimostrato che il sistema nervoso centrale – e qualsiasi fattore che lo alteri - ha un potenziale effetto sulle funzioni del sistema immunitario. Altre strette relazioni sono state individuate tra il sistema immunitario e il comportamento, il sonno, i ritmi circadiani, i fattori nutrizionali e le esperienze stressanti. Il ruolo della pelle nell'espressione di reazioni immunitarie è conosciuto da tempo.(1)

Le scoperte della neuroscienza hanno determinato una importante svolta concettuale perché si è capito che la funzione mente/corpo è modulata e regolata da agenti chimici e da neurotrasmettitori che influenzano il sistema immunitario.

Le endorfine svolgono un ruolo importante nel complesso equilibrio ormonale durante le doglie, il parto e l'attaccamento. (2) E' l'alto livello di endorfine a provocare le onde cerebrali alfa - associate a stati di serenità, piacere e sollievo dal dolore - verificato dal dr. Michel Odent nella sua sala parto.(2,3) Si è ipotizzato che l'aumento del rilascio di endorfine, e di altri peptidi oppiati che procurano sensazioni euforiche spesso avvertite nello stato di coscienza alfa, attivino il sistema immunitario del bambino durante le doglie e il parto e ne avviino il funzionamento. In una nascita normale, non medicatalizzata, in cui la madre vive una condizione di serenità e omeostasi, si determina una soppressione di cortisolo e di altri fattori chimici che sono relativi allo stress e  funzionano da  soppressori del sistema immunitario. La suzione del bambino dal seno materno attiva ulteriormente il rilascio di ormoni, uno dei quali si ritiene possa essere il thymosin, che attiva ulteriormente il  sistema immunitario del bambino. L'atto della suzione coinvolge il funzionamento del sistema limbico, nonché‚ di quello endocrino, poiché sia la madre che il neonato provano emozioni piacevoli.

venerdì 6 luglio 2012

Depressione in agguato quando lo stress è tanto


Lasciarsi logorare corpo e mente dalle quotidiane circostanze della vita non porta solo stanchezza e stress ma esporrebbe ad un rischio maggiore di sviluppare, nel tempo, gravi disturbi dell'umore.

La complessità di un disturbo grave come può esserlo quello depressivo non può certamente essere ridotta ad una spiegazione univoca e statica che dia soddisfazione ad un bisogno di classificazione: caratteristiche biologiche ed ereditarie unite a fattori ambientali e psicologici possono concorrere nel disegnare le linee di una patologia che non si risolve unicamente nell’abbassamento del tono dell’umore ma che incide profondamente sull’esistenza dell’individuo attraverso alterazioni nelle capacità cognitive, nei comportamenti, nelle relazioni sociali, nonché nelle modalità di osservare e raffigurare la realtà, sé stessi ed il mondo esterno. Che anche lo stress rientri, dunque, tra le possibili concause non è certamente una novità, anche se il meccanismo che fa da fondamento a questo effetto non è ancora sufficientemente conosciuto.

Un cervello senza difese - La capacità fondamentale di gestire i cambiamenti di umore si ritrova ad essere fortemente penalizzata quando il troppo stress grava sulla mente e sull’anima come un macigno: stress che può derivare non solo dalla persistenza del peso di un trauma con il quale si è costretti a convivere, ma anche da condizioni di vita particolarmente faticose o che non consentono un equilibrato controllo delle proprie esigenze nei tempi più congeniali a ciascun singolo individuo. Proprio in questo caso, la cronicità di tale lento logorio psico-fisico esporrebbe ad una maggiore probabilità di andare incontro a rischi ben più gravi rappresentati da disturbo depressivo, disturbo bipolare ed ansia. Così come è noto che il lavoro del tanto stress può influire sulle condizioni di salute fisica, attraverso le espressioni più varie che l’organismo adotta, allo stesso modo al nostro cervello accade qualcosa di molto simile a quello che si verifica quando le difese immunitarie si abbassano e il corpo inizia a subire attacchi di fronte ai quali è improvvisamente debole.

mercoledì 4 luglio 2012

I cibi ricchi di magnesio proteggono il cuore


Gli alimenti ricchi di magnesio sono indispensabili alla salute delle persone perché proteggono da ictus e da malattie cardio vascolari. Lo dimostrano numerose ricerche scientifiche che mostrano risultati estremamente interessanti.

Mangiare cibi ricchi di magnesio come verdure, noci e fagioli riduce il rischio di incorrere in un ictus, secondo uno studio che ha coinvolto 250mila persone.
Lo studio promosso dall’Istituto Karolinska di Stoccolma, in Svezia, e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, non raccomandano di assumere un supplemento giornaliero di magnesio ma di assumerlo direttamente dagli alimenti.
Lo studio ha evidenziato che per ogni 100 milligrammi di magnesio al giorno assunti da una persona, il rischio di un ictus ischemico – il tipo più comune, solitamente causato da un coagulo di sangue – è apparso diminuire del 9%.
La ricerca continua ad Osaka in Giappone dove in uno studio pubblicato recentemente su Atherosclerosis, si è messo a confronto donne con i consumi di magnesio più elevati (274 mg al giorno) con quelle con i consumi più bassi (174 mg), i ricercatori hanno osservato che nelle prime il rischio di mortalità cardiovascolare era più basso del 36%. Negli uomini, invece, un elevato consumo di magnesio, è risultato inversamente associato solo con il rischio di emorragia cerebrale.
Il magnesio è quindi essenziale regolatore nel controllo della pressione arteriosa, nella riduzione delle aritmie cardiache e dell’infiammazione che è alla base dell’aterosclerosi. E già questi elementi spiegano un possibile effetto protettivo nei confronti delle malattie cardiovascolari.
Mario Barbagallo, professore di Geriatria all’Università di Palermo aggiunge che il magnesio è coinvolto nei processi di energia dell’organismo e nella difesa dai radicali liberi e quindi importante nell’aterosclerosi e nell’ipertensione arteriosa. Ma quanto assumerne? 400 mg al giorno per uomini di 19-30 anni e 420 mg dai 31 anni in su; per le donne rispettivamente 310 e 320 mg.

Fonte: http://www.ecplanet.com/node/3379

martedì 3 luglio 2012

Parlare di sé per soddisfare il cervello



Conversare è essenziale per creare relazioni interpersonali e rafforzare i legami, ma anche per gratificare sé stessi, al pari di quanto accade con le pulsioni primarie quali mangiare e fare sesso
Quanto parliamo di noi stessi nel corso delle giornate? Quanta parte delle conversazioni che abbiamo verte sulla divulgazione di informazioni personali? Normalmente la media per ciascun individuo si aggira intorno al 30-40%: una percentuale riferita a tutti quei discorsi in cui informiamo gli altri delle nostre esperienze soggettive, che tende a diventare assai più elevata (fino a raggiungere il doppio) se la conversazione si svolge attraverso un social network.
Uno strumento per creare e rafforzare legami - Parlare di sé è un comportamento naturale e spontaneo che risponde ad esigenze relazionali e sociali: mettendo in comune quelle che sono le proprie emozioni, le rispettive visioni del mondo e della realtà, il flusso dei sogni e dei pensieri, narrando i vissuti personali presenti e passati, gli individui tendono a cercare quelli che sono campi affini, creando al tempo stesso una reciprocità con l’obiettivo di saldare legami piacevoli ed alleanze solide. Ma se il valore adattativo del dialogo come mezzo indispensabile per la nascita ed il rafforzamento dei rapporti interpersonali è stato oggetto di studi accurati ed approfonditi nel corso di molti decenni, gli aspetti biologici e legati ai meccanismi cerebrali che spingono gli esseri umani verso questa divulgazione del sé sono solo da poco sotto l’attenzione dei ricercatori. Diana Tamir e Jason Mitchell, del dipartimento di psicologia della Harvard University, hanno condotto una serie di esperimenti finalizzati a verificare le recenti teorie che associano alla tendenza alla rivelazione dei propri segreti il meccanismo della ricompensa.
Ma cosa accade nel cervello? - Attraverso una serie di test articolati in diverse fasi, in alcuni casi si chiedeva di scegliere tra l’espressione di un’idea ed una ricompensa in denaro, in seguito si sottoponevano i volontari ad indagini strumentali per controllare quali aree del cervello venivano stimolate dalle azioni, i due studiosi hanno avuto modo di constatare come le regioni più reattive, nel momento in cui i soggetti si soffermavano a narrare esperienze e manifestare riflessioni, erano le medesime collegate alla risposta neuronale alle ricompense primarie, quali cibo e sesso, ma anche a quel tipo di ricompensa indiretto (come il denaro e altri mezzi simbolici) che consente di agevolare e potenziare il raggiungimento delle altre. In particolar modo il nucleo accumbens e l’area ventrale tegmentale, collegate tra loro a formare una parte del sistema dopaminergico mesolimbico, in una sorta di “strada” che regola i meccanismi di gratificazione. Insomma, stando ai risultati del lavoro pubblicato da Proceedings of the National Academy of Science  parlare di sé sarebbe un puro istinto che, al contempo, riesce anche ad essere utile per strutturare relazioni sociali complesse, articolate e soddisfacenti: ma, in origine, null’altro che un piacere, un modo per sentirsi bene e portare conforto alla propria mente.

Fonte: http://scienze.fanpage.it/parlare-di-se-per-soddisfare-il-cervello/

lunedì 2 luglio 2012

La psicoanalisi, una scienza empirica



Un esperimento che Sigmund Freud non avrebbe mai potuto immaginare 100 anni fa. Le neuroscienze dimostrano un legame tra conflitti inconsci e i sintomi del disturbo d’ansia, dando un supporto empirico alle sue teorie della psicoanalisi.

L’inconscio determina o influenza il disturbo d’ansia. Uno studio condotto da Howard Shevrin, professore emerito di Psicologia presso l’Università del Michigan, ha coinvolto 11 persone con disturbi d’ansia sottoposti a una serie di interviste di orientamento psicoanalitico da parte di un team di terapisti. Shevrin era alla ricerca di prove che validano con metodo scientifico i concetti freudiani come l’inconscio e la repressione, documentandoli mediante misure fisiche di attività cerebrale. I nuovi dati emersi dall’esperimento sostengono un nesso causale tra il concetto psicoanalitico noto come conflitto inconscio e i sintomi consci sperimentati da persone con disturbi d’ansia.
I disturbi d’ansia
Ansia e stress possono essere fenomeni quotidiani che sperimentano tutti (un esame, un colloquio di lavoro, una gara sportiva, ecc.), ma possono intensificarsi e presentarsi sottoforma di sindromi, aggravandosi fino a diventare una questione di psichiatria.  Ciò accade quando preoccupazione, nervosismo, irritabilità e agitazione diventano molto intensi, persistenti e non controllabili, al punto da compromettere la qualità della vita. In quel caso non si tratta quindi di un semplice disagio transitorio, ma di una reazione sproporzionata che interferisce con la quotidianità e i rapporti sociali. Esistono diverse tipologie di disturbi d’ansia, come ad esempio gli attacchi di panico, le fobie specifiche, il disturbo post-traumatico da stress o il disturbo ossessivo-compulsivo. Il disturbo d’ansia generalizzata non insorge necessariamente in risposta a stimoli esterni, anche se eventi stressanti possono aggravarne le manifestazioni. Proprio come la depressione, l’origine del disturbo d’ansia è legata all’alterato funzionamento di alcuni circuiti cerebrali, non ancora del tutto noti, ma per i quali esistono già trattamenti farmacologici, psicoterapeutici e di rilassamento.